El Grinta: confessioni di un padre-scrittore su di un figlio scomparso tragicamente

01 Marzo 2021 Author :  

El Grinta

Il 21 dicembre 2018, sono stato all' I.T.S. "Michelangelo Buonarroti" di Caserta. Ho iniziato a girare per le scuole di tutta Italia per presentare il mio libro, GIUSEPPE, firmato con lo pseudonimo di El Grinta ed edito da Albatros, da novembre 2017, dalla Sicilia, grazie alla buona eco riscossa con la vincita del secondo posto ex aequo per la narrativa edita, al Premio Piersanti.

Quel giorno sono quindi nel pieno del mio girovagare.

Il romanzo è ispirato al suicidio realmente accaduto nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014 a Milano, città in cui vivo, di Giuseppe, il mio primo figlio, all'epoca ventunenne (il primo di tre), quando cioè apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo, e si lancia nel vuoto.

Ho cercato di raccontare il mal di vivere di un essere che si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo e, infatti, GIUSEPPE è anche la storia di Noemi, alter ego femminile che assume contorni definiti nella vita di noi genitori solo nel momento in cui nostro figlio si toglie la vita.

Ricostruisco la vicenda a ritroso, a partire dalla notte maledetta, attraverso le pagine di un diario che auguro a chi ora mi sta leggendo e a chiunque altro, di non scrivere mai.

Le colonne portanti del narrato, dove trova ampio spazio anche il racconto delle mie emozioni, sono due: l'identità di genere e il disagio giovanile che porta all’auto distruzione.

Servirà davvero raccontare ai ragazzi della grande sofferenza di un loro quasi coetaneo e del profondo dolore di un padre o li turberà soltanto?

Non lo so, ma quando ho presentato il libro a Milano per la prima volta, a settembre 2016 (la prima edizione è di maggio 2016 e la seconda di maggio 2018), un professore in pensione che già l'aveva letto, è intervenuto suggerendomi - visto l'alto contenuto educativo - di portarlo nelle scuole.

Ho ascoltato quel suggerimento e così ho cominciato a proporlo ai dirigenti scolastici delle scuole superiori di tutta Italia ed è così che sono arrivato a Caserta.

Il "Buonarroti", per quel giorno, ha deciso di tenere due "turni" (sono diverse le scuole che fanno così per motivi di spazio), i "piccoli", dalle prime alle terze, e i "grandi", le quarte e le quinte. All'ultimo, però, c'è un cambio di programma. Ora non ricordo bene il motivo, mi sembra a causa di uno sciopero dei mezzi pubblici che, di fatto, ha ridotto il numero degli studenti presenti in quel momento a scuola. Sta di fatto che ripieghiamo su un unico "turno", ma utilizzando il tempo che è stato programmato per tutti e due.

Sono arrivato da poco ed è intorno alle h. 9.30 (in locandina la presentazione è annunciata per le h. 10). Da poco è finita l'ora e molti studenti sono fuori dalla propria aula.

Oltre il cambio di programma, sto trattando gli ultimi dettagli dell'evento con la professoressa referente del progetto. Inizio tutte le presentazioni, non solo per le scuole ma anche per gli adulti, con la lettura della lettera che ha lasciato Giuseppe, pubblicata integralmente e fedelmente nel libro. Questo sia per rendere omaggio a Giuseppe ma anche perché, obiettivamente, facilita proprio la mia presentazione, in quanto, come dico sempre, la sua storia è raccontata tutta lì ed io mi sarei potuto anche risparmiare di scrivere le altre 568 pagine!

Chiedo sempre però che la lettera venga letta da qualcuno scelto dall'ospite, possibilmente su base volontaria, che abbia un motivo valido per farlo. In una parola che sappia leggerla con calore e appassionare sin da subito, come merita.

La professoressa referente, con una copia di GIUSEPPE in una mano e il foglio su cui hanno fotocopiato la sua pagina contenente la lettera in un'altra, mi sta dicendo proprio questo: si è offerta una ragazza di una quinta, che non fa mistero di essere lesbica.

L'"offerta" - mi sta dicendo la prof. - c'è stata subito dopo che hanno cominciato a leggere il libro in classe ed il docente ha chiesto adesioni.

Combinazione, vediamo arrivare da lontano la ragazza...

E' una ragazza carina, con i capelli corti, neri, indossa i pantaloni ed effettivamente è vestita con un taglio maschile, ma non noto nulla di insolito e se non me l'avesse detto la prof., non sarei mai arrivato da solo al suo orientamento sessuale.

La ragazza ci raggiunge. Sorride a me e alla professoressa. Guarda entrambi con sguardo fiero. Poi, sempre sorridendo, ha uno scatto, una piroetta, strappa letteralmente di mano all'insegnate la fotocopia della lettera e dice, ma questa volta rivolgendosi solo a me, seria e sempre guardandomi diritto negli occhi:

"Sono lesbica e perciò già ho detto che la lettera di Noemi la leggo io!".

Gira i tacchi e se ne va, lasciando entrambi noi adulti senza parole e ancora mi sto chiedendo cosa volesse davvero comunicare con quella sua chiara e diretta precisazione.

Notare, poi, dice Noemi e non Giuseppe.

Effettivamente leggerà con passione la lettera di Giuseppe (scusatemi, ma per me è sempre Giuseppe e non Noemi) e anche il resto della presentazione andrà bene.  

Qui mi fermo.

Ma perché la reazione di quella studentessa quel giorno? Senso di rivalsa o sensibilità esasperata? Non lo so. Sta di fatto che quella ragazza lesbica così solidale con mio figlio, almeno con la sua parte femminile, pur non avendolo mai visto di persona né mai sentito nominare prima di quel momento, mi ha dato una grande lezione di vita (e chissà quanti altri genitori se la meriterebbero!), regalandomi una sensazione molto gradevole, il cui ricordo è sempre vivo dentro di me...

 

Non so perché ho voluto scrivere un libro su Giuseppe. Scrivere è stata la mia morfina, unica droga capace di anestetizzare un dolore terrificante. Quando scrivevo, infatti, Giuseppe era con me e mi sembrava che non fosse mai scomparso. Alla fine, è venuta fuori una testimonianza verace che, innescando la riflessione, può essere un ausilio per tutti quei ragazzi che, come Giuseppe, affrontano problemi più grandi di loro che non riescono a gestire. E, naturalmente, per tutti quei genitori e docenti che vogliono stare vicino ai loro figli ed allievi ed accettarli e amarli per quello che sono.

All’inizio, quando ho cominciato a scrivere, non avevo alcun obiettivo se non quello di commemorare mio figlio, ma, con il passare del tempo, ho trovato l' attenzione di tutti.

Il racconto, con l’obiettivo dichiarato di onorare la memoria di Giuseppe, però, cerca anche di capire la forte componente dell'hikikomori di questo figlio difficile ed è questo l’unico grande cruccio che ho come scrittore: quando parlo con i ragazzi, ma anche con gli adulti, a meno che non ci sia un motivo ben presente nelle loro vite, ci si concentra sempre sui problemi dell’identità di genere e poco sull’isolamento, che invece è stata la vera causa della morte di Giuseppe e chissà di quanti altri ragazzi. Ma se riesco a far capire quanto ciò sia importante, avrò vinto la mia battaglia…

La componente dell'hikikomori, infatti, sebbene sia davvero forte in quella che è stata la vita di Giuseppe, spesso rimane in ombra perché il massimo dell'attenzione è orientata verso l'altra componente del libro, quella dell'identità di genere ancora indefinita, come, in parte, è avvenuto anche quel giorno, all' I.T.S. " Michelangelo Buonarroti" di Caserta.

In un certo senso, questo è ovvio perché, chi soffre di hikikomori, di solito, è un problema per la famiglia (se c’è!) ma non per la scuola, se non altro perché a scuola vi va poco, mentre chi presenta un'identità di genere ancora indefinita può essere un problema nella sua classe, fino a catalizzare l'attenzione di tutto l'Istituto, anche se non è il caso della Scuola oggetto del racconto di oggi.

Da novembre 2017 a novembre 2019, prima cioè che il covid fermasse l'attività in presenza delle scuole, GIUSEPPE è stato presentato per tutta Italia in 24 Istituti Superiori e una Inferiore (solo alle terze medie),fino ad arrivare a novembre 2020, quando, attraverso il libro e la mia testimonianza, l’Amministrazione Comunale di Viareggio ha voluto tenere anche un incontro on line, con un credito formativo riconosciuto dal MIUR, per i docenti che vi partecipavano.

Mi dicono che il libro è quello che tutti noi genitori dovremmo leggere e che comunque è ben indicato per i ragazzi, a partire dalla terza media.

Per le scuole, di fatto, è l'occasione per creare un bel dibattito e cercare di fare tutti assieme - studenti, loro docenti, psicologi dello Sportello Ascolto se presente, dirigente scolastico e padre-scrittore - proiezioni per il futuro e per le proprie vite, soprattutto se attraversate da problemi che non si riesce a risolvere da soli, proprio per non finire di scegliere come Giuseppe di togliersi la vita o comunque di isolarsi.

E se questo è il giudizio del pubblico, come critica letteraria, da agosto 2016 ad aprile 2019, GIUSEPPE ha ricevuto 21 riconoscimenti in tutta Italia, tra cui vari primi Premio per la narrativa edita.

Di recente, forte dell'esperienza maturata parlando con gli studenti nei miei giri per lo Stivale, ho elaborato un nuovo testo dove le "telecamere" sono puntate solo su Giuseppe e Noemi, e alla fine di febbraio ho firmato un nuovo contratto di edizione con la CSA, la casa editrice di Castellana Grotte, Bari, che, contemporaneamente, ne curerà anche la cessione dei diritti all'estero.

A settembre, quindi, in libreria arriva "Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli" di Marco Termenana (anagramma del mio vero cognome).

Ma allora, figlio mio, la mattina, all'appello, San Pietro come ti chiamerà? Giuseppe o Noemi?

Secondo me, per Lui, come per tutti noi che ti vogliamo bene, è indifferente!

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L’autore è contattabile attraverso la sua pagina Facebook "El Grinta Milano”.

BIOGRAFIA EL GRINTA

El Grinta è nato a Venezia il 28 settembre 1958, Appartiene, però, ad una famiglia meridionale e, infatti, è cresciuto a Salerno. Qui, nel 1976, ha iniziato l’attività giornalistica per “Agire”, una rivista parrocchiale, conseguendo poi il primo premio per la narrativa ad un concorso letterario (Premio “Ortensio Cavallo”, 1977). Dal 1980 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1982 si è laureato in Scienze Politiche, all’Università Statale cittadina. Nello stesso anno si è trasferito a Milano, dove ha cominciato a lavorare in qualità di consulente stampa per aziende del settore informatico ed alta tecnologia. Attualmente è impiegato come dirigente presso un’importante azienda italiana.

La grande passione per il racconto scritto, accantonata da quasi 26 anni, all’enorme dolore per la perdita di Giuseppe, il primo dei 3 figli scomparso suicida a Milano all’età di 21 anni il 25 marzo 2014, riappare con decisione ed appunto grinta nella sua vita, consentendogli di andare avanti e trovare la forza per rialzarsi.

Con GIUSEPPE questo padre riesce a ridare senso alla sua esistenza ed a “resuscitare” il figlio almeno in ispirito: scritto con l’unico obiettivo di ritrovare la sua compagnia, tra l’altro in coincidenza di una separazione dalla moglie avvenuta dopo 23 anni di matrimonio, e solo con la sommessa speranza di potere innalzare una cappella al Cimitero con i proventi conseguenti ai diritti di autore (“è la mia morfina” scrive già nelle prime pagine), nel giro di circa 2 anni - la prima edizione è di maggio 2016 e la seconda di maggio 2018 - di fatto, cambia vita.

GIUSEPPE, da agosto 2016 ad aprile 2019, ha ricevuto 21 riconoscimenti in tutta Italia; nell’anno scolastico 2017-2018, è stato presentato in 9 scuole in tutto il territorio nazionale ed in 14 nell'anno scolastico 2018-2019 ed una nell’anno scolastico 2019-2020: il modo di scrivere di El Grinta immediato, diretto e senza mezzi termini, che va oltre anche al Verismo stesso, ne fa una lettura piacevole e ricercata sia dalla critica che dal pubblico, rendendolo inconsapevolmente già “tagliato” per una traduzione cinematografica.

 

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