Namastè. Giochiamo con le emozioni: a caccia della paura

20 Dicembre 2020 K2_ITEM_AUTHOR 

di Rossella Bisogno*

Namastè cari lettori,
questo articolo e i prossimi tre che scriverò saranno dedicati esclusivamente alle emozioni affinché possiate comprendere meglio il loro rapporto con la mente e quindi insegnare ai bambini non solo a riconoscerle ma soprattutto a gestirle. Albert Ellis, noto psicologo e ideatore della Terapia Razionale Emotiva Comportamentale sosteneva che le nostre emozioni non derivano tanto da ciò che ci accade ma dal modo in cui interpretiamo e valutiamo ciò che ci accade. Rendersi conto che le emozioni sono influenzate dalla mente, e cioè dal proprio modo di pensare e di immaginare, è un’acquisizione molto importante per lo sviluppo emotivo del bambino. Imparare questo vuol dire per il bambino avere maggiore fiducia nelle proprie risorse personali e sentirsi meno in balìa degli eventi esterni. In questo articolo parlerò della paura, un’emozione fondamentale per la nostra sopravvivenza in quanto ci permette di difenderci dai pericoli provenienti dall’ambiente esterno. La paura è associata ad alcune reazioni fisiche prodotte dal sistema neurovegetativo: le mani sudano, aumenta il battito cardiaco e il respiro, si modifica la circolazione sanguigna causando rossore o pallore e i muscoli si contraggono. Attenzione alla differenza tra ansia e paura. L’ansia è una sensazione di allarme scaturita da qualcosa di indefinito e spiacevole, mentre la paura è associata ad uno stimolo reale e ben identificabile. Le paure dei bambini, possono essere infinite ma alcune sono considerate tipiche dell’età evolutiva: la paura della separazione, del buio, della morte, dell’abbandono, dei ladri, dei mostri, dei serpenti, del dottore, ecc…Molte paure sorgono a causa delle reazioni emotive vissute dai genitori infatti i bambini sono in grado di percepire ciò che gli adulti provano e attraverso il così detto contagio emotivo regolano la loro reazione emotiva sulla base della reazione della figura di riferimento. Ad esempio, se i genitori hanno paura dei cani, il bambino sarà molto più spaventato perché apprende e rinforza che quello stimolo è realmente pericoloso. Incoraggiare invece il bambino ad esprimere le emozioni, gli consente di sentire il genitore emotivamente vicino e quindi di nutrire fiducia nella possibilità di essere ascoltato e supportato. Per un bambino sapere che, anche il suo papà o la sua mamma hanno avuto paura di qualcosa da piccoli e che da adulti hanno comunque delle paure, ha un effetto “normalizzante”, che aiuta ad affrontare in modo adattivo la paura, senza evitarla. Al contrario, dire al bambino “non c’è niente di cui aver paura!” oppure “La devi affrontare, devi essere forte” – non lo fa sentire accolto, anzi potrebbe chiudersi nel silenzio alimentando tali paure in modo disfunzionale. Forzare un bambino ad affrontare le sue paure è sbagliato, perché può trasformare la paura in terrore e ingigantire il problema. Bisogna invece rispettare i tempi e le modalità del bambino, ricordiamoci che potrà superare le sue paure solo se sceglie personalmente di farlo. È importante inoltre considerare che nei primi sette anni di vita la modalità di pensiero del bambino è poco concreta e per lo più di tipo magico ossia associata anche a oggetti inanimati. In questo caso le sue paure vanno affrontate assecondando in un certo senso la modalità di pensiero usata. Ad esempio anziché dire “i mostri non esistono, non devi aver paura!” può essere più adatto dire “Ti vedo spaventato da questi mostri, andiamo insieme a vedere con la torcia, io sono qui con te! Ecco guarda non ci sono mostri, è tutto tranquillo”. Un altro modo per aiutare il proprio bambino a gestire la paura è raccontare loro delle fiabe prima che si addormentino. Il bambino infatti trova nelle fiabe diversi esempi di come le paure, possono essere superate e di come le difficoltà possano essere risolte. Il gioco resta in ogni occasione lo strumento per avvicinare sempre di più il bambino a ciò che lo spaventa e aiutarlo ad affrontare la paura, fino a che non riesca a superarla. Ricordati poi di gratificarlo ad ogni suo progresso. La comprensione, la vicinanza, l’incoraggiamento a trovare soluzioni insieme nonché l’empatia delle figure di riferimento sono gli aspetti essenziali per aiutare i più piccoli ad affrontare tutto ciò che suscita paura.
E adesso facciamo un gioco!!! Spesso i bambini non sono in grado di verbalizzare le loro emozioni, ma sono bravissimi a mostrarle, a metterle in scena, disegnarle o esibirle attraverso un gioco. Potreste chiedere loro di disegnare la sua paura in modo buffo e poi dargli un nome divertente per “prenderla in giro” oppure utilizzare le marionette per rappresentarla. Il bambino in questo modo si sentirà accolto e compreso.
Con il passare del tempo le paure tendono a scomparire da sole grazie all’aumento della consapevolezza di sé e del mondo. Ma ricorda, qualora le paure dovessero essere eccessive e diventare vere e proprie fobie, è importante chiedere l’aiuto di uno psicologo!
“Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovo nessuno”
Martin Luther King

*Dottoressa Rossella Bisogno
Psicoterapeuta
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Rubrica Namastè
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