Regionali Campania, una sfida tra candidati già visti

19 Settembre 2020 Author :  
La sfida per la conquista della poltrona più prestigiosa di Palazzo Santa Lucia, in Campania, ha tutto il gusto di un déjà vu: i candidati di centrosinistra, Vincenzo De Luca, e di centrodestra, Stefano Caldoro, si fronteggiano per la terza volta in 10 anni e l'esponente del Movimento 5 stelle, Valeria Ciarambino, aveva già tentato di vincere la prova nel 2015. Una competizione che ha visto un pareggio Caldoro-De Luca adesso in cerca di rivincita l'uno sull'altro. Una campagna elettorale sottotono quelladi questa estate: pochi gli incontri pubblici e nessun confronto diretto tra gli sfidanti che hanno tentato di conquistare voti e consensi ognuno a modo proprio. Vincenzo De Luca, governatore uscente supportato dal Pd e da 14 liste e sostenuto da storiche glorie della politica - da Ciriaco De Mita, Paolo Cirino Pomicino a Clemente Mastella - ha puntato principalmente sui social e soprattutto sulle lunghe dirette Facebook del venerdì: abitudine consolidata nel periodo del lockdown e continuata anche nell'ultimo periodo. Un appuntamento seguitissimo che ha dato all'ex sindaco di Salerno grande visibilità anche a livello nazionale. Ed è proprio questa notorietà uno dei punti di maggiore critica da parte dei suoi contendenti che hanno definito De Luca "uno showman", "un comico", "una macchietta": un uomo, a loro dire, tagliato per la tv e l'avanspettacolo, ma non per la politica e la concretezza. Una ricandidatura, la sua, che non ha avuto gestione facile dal momento che democratici e pentastellati avevano tentato una convergenza politica anche regionale, dopo il patto a livello nazionale, bypassando il suo nome e cercando un candidato 'neutro' sul quale puntare, ma ogni tentativo è risultato vano. Il Covid-19 e la gestione dell'emergenza sanitaria da parte dell'ex primo cittadino "sceriffo" hanno cambiato gli scenari sia all'interno del Partito democratico, sia nel gradimento da parte dei cittadini. Ed è stato proprio lo stesso leader del Pd, Nicola Zingaretti, a mettere fine alle polemiche definendo il governatore uscente "un gigante" che ha "salvato la Campania dal Coronavirus", chiedendo agli elettori di riconfermargli la fiducia nel segreto dell'urna. Alcune inchieste giudiziarie, sui Covid center campani, sui tamponi all'istituto zooprofilattico di Portici, sui rimborsi alla sanità privata e sul cambio di ruolo di quattro vigili urbani di Salerno divenuti suoi autisti, hanno gettato ombre sulla figura di De Luca che ha, però, in più occasioni avvertito i suoi concittadini che sarebbero state inscenate polemiche da parte della "politica politicante", ma che nulla avrebbe scalfito la sua determinazione a proseguire sulla strada del risanamento della Campania. Il centrodestra, che ha scelto Stefano Caldoro dopo qualche perplessità di Fratelli d'Italia e Lega, ha provato a guadagnare terreno con una campagna elettorale con toni accesi e con botta e risposta con il governatore uscente. Da Silvio Berlusconi, a Giorgia Meloni a Matteo Salvini, ad Antonio Tajani, tutti sono scesi in campo per attaccare De Luca sulla sanità, sui campi Rom, sulla gestione rifiuti, sostenendo quanto fatto da Caldoro nei cinque anni da governatore. "La Campania è la partita più difficile per il centrodestra in Italia, ma per me partite impossibili non ce ne sono", ha detto Salvini durante un suo comizio elettorale in piazza Matteotti a Napoli. Dal canto suo, Caldoro ha tentato di rinnovare il suo messaggio, anche con un nuovo look e un approccio più social e più diretto con i propri elettori: diversi gli incontri che ha organizzato in varie parti della regione, a cominciare, in piena estate, dall'aeroporto di Capodichino con i turisti in arrivo e in partenza dallo scalo di Napoli. L'ex ministro ha anche difeso lo stesso Salvini, che "ha fatto tanto per questa città", dai detrattori che gli contestavano come potesse aver sottoscritto un'alleanza con un politico che, soprattutto nei primi anni della carriera parlamentare, aveva utilizzato toni e parole poco gentili nei confronti del Meridione. A fare da ago della bilancia tra i due c'è Valeria Ciarambino, la candidata alla presidenza del Movimento 5 Stelle: consigliera regionale uscente, votata sulla piattaforma Rousseau e scelta dopo il mancato accordo tra Pd-M5s. L'ambiente è al centro del suo programma elettorale. "I primi 100 giorni di governo regionale saranno interamente dedicati al dramma della Terra dei fuochi", ha assicurato promettendo maggior attenzione sul tema della sanità e del lavoro. A sostenere il suo nome sono arrivati in Campania numerosi esponenti del governo nazionale a targa 5 stelle: dal titolare dell'Ambiente Sergio Costa, al viceministro Laura Castelli, al reggente Vito Crimi, al Guardasigilli Alfonso Bonafede al presidente della Camera, Roberto Fico, che ha ricordato i suoi legami di amicizia con Ciarambino, concittadina e amica dell'attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Nel 2015, l'aspirante presidente raccolse il 17,52% delle preferenze, mentre De Luca vinse con il 41,15% e Caldoro si fermò al 38,37%. In campo ci sono anche altre 4 liste con altrettanti candidati presidenti: Sergio Angrisano per il Terzo Polo, Giuseppe Cirillo per il Partito delle Buone Maniere, Potere al popolo con Giuliano Granato con una lista che fa riferimento al centro sociale ex Opg, e Terra, con Luca Saltalamacchia (Sinistra Italiana, comitati dell'ambiente e il centro sociale Insurgencia, vicino al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris). La regione è divisa in cinque circoscrizioni elettorali, corrispondenti al territorio delle cinque province; i seggi sono: 27 per Napoli, 9 per Salerno, 8 per Caserta, 4 per Avellino e 2 per Benevento. Andranno, inoltre, al voto diversi Comuni: 85 su 550 ossia il 15,5%. Sono 26 le città con più di 15mila abitanti e 59 con meno di 15mila abitanti. Alle urne, tra l'altro, i cittadini di Ariano Irpino, Angri, Cava de' Tirreni, Marcianise, Caivano, San Giorgio a Cremano, Ercolano, Giugliano in Campania, Mugnano, Pompei, Sorrento e Pomigliano d'Arco: qui c'è particolare attenzione per capire se l'alleanza Partito democratico-Movimento 5 stelle darà vita a un laboratorio politico, precondizione per accordi futuri anche in altre realtà nazionali.

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