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Caso Consip: da Lotti e Scafarto, i protagonisti della vicenda

15 Dicembre 2018 Author :  
Con la richiesta di rinvio a giudizio per 7 indagati, il caso Consip a distanza di due anni entra nel vivo. Una vicenda che nel corso del tempo ha riguardato diversi filoni, arrivando a toccare nomi importanti della politica e delle istituzioni. A rischiare il processo c'è fra gli altri l'ex ministro dello Sport ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi, Luca Lotti, accusato di favoreggiamento insieme con il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia e l'ex presidente di Publiacqua Firenze, Filippo Vannoni. C'è poi l'ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, accusato di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento mentre per l'ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto le accuse sono rivelazione del segreto e falso. Scafarto è accusato anche di depistaggio insieme con l'ex colonello dell'Arma, Alessandro Sessa. In particolare, l'ex capitano del Noe, Gian Paolo Scafarto, attualmente maggiore dei carabinieri e assessore alla Sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare di Stabia, è accusato dai pm capitolini di tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d'ufficio e uno di depistaggio proprio con l'ex colonnello Sessa. Secondo i pm tra l'altro, Scafarto avrebbe rivelato al Fatto Quotidiano "il contenuto delle dichiarazioni rese, quali persone informate dei fatti, da Luigi Marroni e Luigi Ferrara" nell'ambito dell'inchiesta che all'epoca veniva condotta dai magistrati napoletani e l'iscrizione nel registro degli indagati del generale Del Sette, "notizia poi pubblicata il 22 dicembre del 2016". L'ufficiale dell'Arma, almeno fino al marzo dell'anno scorso, avrebbe veicolato "atti coperti del segreto investigativo tra cui intercettazioni, pedinamenti e l'informativa del febbraio del 2017". Tra gli episodi di falso contestati, c'è anche quello in merito all'informativa poi consegnata ai pm di Roma, del 9 gennaio del 2017, in cui attribuisce all'imprenditore campano Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino, che effettivamente la pronunciò, la frase "...Renzi, l'ultima vota che l'ho incontrato". Secondo i pm Scafarto avrebbe redatto l'informativa "alterata" con l'obbiettivo di "arrestare" Tiziano Renzi a cui fu attribuita una telefonata con Romeo nella quale, in realtà, parlava Bocchino. L'obiettivo dell'ex capitano del Noe, secondo la Procura, era quello di "inchiodare" il padre dell'ex premier "alle sue responsabilità" fino ad arrivare eventualmente "ad arrestarlo". Scafarto, che il 10 maggio 2017 aveva subito il sequestro del proprio cellulare, è anche accusato di depistaggio perché, sostengono i pm, "su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l'applicazione". A rischiare il processo, nel filone sul traffico di influenze illecite, c'è poi l'imprenditore Carlo Russo, accusato di millantato credito, perché avrebbe "abusato del cognome di Renzi" quando al telefono con l'imprenditore Alfredo Romeo parlava di appalti e mazzette. In particolare, per quanto riguarda Russo, millantando il credito presso l'allora direttore generale del patrimonio Inps, Daniela Becchini, l'allora ad di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi, l'ex sindaco di Sesto San Giovanni Monica Chittò e dello stesso ex ad diConsip Luigi Marroni, "si faceva promettere da Alfredo Romeo 100mila euro come prezzo della propria mediazione" scirvono i pm. Inoltre Russo, secondo l'accusa avrebbe garantito a Romeo di poter arrivare all'ex ad di Consip "anche per il tramite di Tiziano Renzi" con l'obiettivo di "ottenere stabili vantaggi nell'aggiudicazione a favore della Romeo Gestioni spa delle procedure di evidenza pubblica indetta dalla Consip; per questo Romeo "prometteva ulteriori utilità nella misura di 5mila euro ogni due mesi per lo stesso Russo e 30mila euro al mese asseritamente destinati a Renzi". Il grande accusatore in questa vicenda è l'allora ad di Consip, Luigi Marroni, le cui ricostruzioni sono considerate attendibili e dimostrate, e che chiamano in causa l'ex ministro Lotti e Saltalamacchia; fu lui che nel dicembre del 2016 disse ai magistrati che erano stati loro due a dirgli che c'era un'indagine sulla società: subito dopo Marroni fece bonificare il suo ufficio dalle microspie messe dai carabinieri del Noe. In particolare, in base a quanto si legge nel provvedimento di conclusione delle indagini, il 3 agosto del 2016 "Lotti avrebbe rivelato all'epoca ad di Consip, Marroni, l'esistenza di una indagine penale che riguardava organi apicali passati e presenti di quella società e in particolare una attività di intercettazione telefonica su una utenza in suo uso". Anche il generale Saltalamacchia, secondo i pm, avrebbe invitato Marroni alla "cautela nelle comunicazioni a mezzo telefono". Quanto a Del Sette, avrebbe rivelato all'allora presidente Consip, Luigi Ferrara, che c'era una indagine in corso sull'imprenditore Alfredo Romeo con l'invito ad essere cauto nelle comunicazioni. Anche Filippo Vannoni, secondo l'accusa, avrebbe rivelato in più occasioni a Marroni che c'era una indagine della magistratura. A uscire da tutta questa vicenda potrebbe essere invece Tiziano Renzi, padre dell'ex premier, per il quale la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione modificando l'ipotesi di accusa, passata dal traffico di influenze a quella di millantato credito in concorso con l'imprenditore Russo. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Tiziano Renzi non è un soggetto attivo nelle intercettazioni telefoniche e ambientali: il padre dell'ex presidente del Consiglio, sostengono i pm, avrebbe messo in contatto Russo con l'allora ad di ConsipLuigi Marroni; risulta anche l'incontro fra Tiziano Renzi che sarebbe avvenuto però nel 2015 a Firenze, in un periodo antecedente alla vicenda. In sostanza per i pm, non ci sono elementi concreti che possano provare una sua partecipazione a fatti illeciti. Nell'ambito dell'inchiesta Consip, i pm hanno chiesto l'archiviazione anche per l'ex parlamentare Pdl Italo Bocchino, finito nel registro degli indagati per traffico di influenze a causa del suo rapporto con Alfredo Romeo. Anche per il titolare della Romeo Gestioni è stata chiesta l'archiviazione così come per l'ex ad di Consip Domenico Casalino, per l'ex ad di Grandi Stazioni Silvio Gizzi, per il dirigente Francesco Licci e infine per l'ex presidente di Consip, Luigi Ferrara. Adesso spetterà al giudice dell'udienza preliminare decidere se e chi rinviare a giudizio.

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