Monti Lattari


Secondo la relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa alle attività svolte e ai risultati conseguiti nel secondo semestre 2016 in Campania “alcune aree continuano ad evidenziare uno scenario instabile e in costante trasformazione. La realtà criminale appare significativamente diversa da zona a zona, con riferimento alle strutture, agli obiettivi e al modus operandi dei singoli clan”. In particolare in provincia di Salerno “nel secondo semestre del 2016, gli equilibri e le dinamiche interne della criminalità sono rimasti sostanzialmente stabili. L’azione repressiva, condotta anche con il contributo di collaboratori di giustizia, ha inciso sull’operatività di storici sodalizi, privati della guida di capi carismatici. Di contro, si sono affacciati sulla scena criminale nuovi gruppi che non esitano a commettere delitti efferati pur di ritagliarsi spazi sul territorio, come confermano alcuni reati spia, quali gli attentati dinamitardi e incendiari in danno di attività imprenditoriali del posto”. Nel dettaglio, della relazione, per quanto concernei sodalizi criminali legati al Vallo di Diano, si legge : “L’area del Medio e Basso Cilento, esposta anche alle mire della criminalità organizzata calabrese, si caratterizza per l’operatività dei gruppi facenti capo alle famiglie GALLO e BALSAMO di Sala Consilina, in passato consorziate in un unico sodalizio e oggi divise. Nello specifico, la famiglia GALLO è risultata in contatto con cosche dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. È quanto emerge dall’operazione “Frontiera”, conclusa dall’Arma dei Carabinieri nel mese di luglio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 58 indagati per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri gravi reati. Contestualmente è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili del valore di circa 7 milioni di euro. I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata nei confronti di pregiudicati salernitani appartenenti alla citata famiglia GALLO, attivi nei territori del Cilento e del Vallo di Diano e risultati in collegamento con esponenti delle cosche ‘ndranghetiste MUTO di Cetraro (CS) e VALENTE-STUMMO di Scalea (CS). Passando all’Alto Cilento, ad Agropoli si segnalano alcuni membri del menzionato clan napoletano FABBROCINO e la famiglia di nomadi MAROTTA”.
Per quanto riguarda l’intero territorio della Provincia di Salerno. L’attività repressiva condotta nel tempo ha eroso le strutture dei sodalizi più articolati, generando di conseguenza gruppi minori autonomi, che starebbero comunque risentendo dell’influenza dei clan più articolati dell’area napoletana o avellinese (FONTANELLA di Sant’Antonio Abate, CESARANO di Pompei e Castellammare di Stabia, ANNUNZIATA-AQUINO di Boscoreale, GRAZIANO di Quindici). Il comune di Cava dei Tirreni, contiguo all’agro nocerino-sarnese, continua a subire l’influenza delle organizzazioni dell’area limitrofa. Sebbene fortemente ridimensionato, il clan BISOGNO risulta tuttora attivo nelle estorsioni, mentre si starebbe maggiormente affermando il gruppo CELENTANO, dedito ad attività di natura usuraia, estorsiva ed al traffico di stupefacenti.
La rilevanza della città di Cava dei Tirreni e la centralità avuta in passato negli interessi della criminalità organizzata campana è confermata dall’esecuzione, nel mese di ottobre, da parte della D.I.A. di Salerno, del decreto di confisca dei beni, per un valore di circa 5 milioni di euro, a carico di un imprenditore del settore petrolifero, affiliato alla citata “Nuova Famiglia”373.
A Nocera Inferiore, l’azione di contrasto delle Forze di Polizia sembrerebbe confermare il predominio del sodalizio MARINIELLO, i cui interessi illeciti si sarebbero affermati nello spaccio di stupefacenti, nell’infiltrazione degli appalti pubblici, nell’usura e nelle estorsioni.
Sul territorio è stata comprovata la presenza di altri tre gruppi; si tratta dei clan CUOMO, capeggiato da un ex affiliato al gruppo CONTALDO di Pagani, in passato egemone in gran parte dell’agro nocerino-sarnese; D’ELIA, operante nel quartiere di Piedimonte e BERGAMINELLI.
L’equilibrio criminale tra questi gruppi risulta alquanto instabile in ragione dei convergenti interessi nel settore degli stupefacenti.
Nel comune di Angri, le attività di contrasto che hanno colpito il clan NOCERA, alias dei “Tempesta”, avrebbero spinto giovani pregiudicati a tentare di conquistarne la leadership, anche con il sostegno dei clan attivi nei limitrofi centri dell’entroterra vesuviano.
Proprio ad Angri, nel mese di ottobre, la D.I.A. di Salerno ha eseguito la confisca374 di un immobile del valore di oltre duecentomila euro, nella disponibilità di un pluripregiudicato condannato per associazione per delinquere, usura, estorsione e sfruttamento della prostituzione. A Pagani, sebbene sensibilmente limitato nella sua operatività dall’azione di contrasto della Magistratura, si conferma
il predominio del sodalizio FEZZA-PETROSINO-D’AURIA, particolarmente propenso ad infiltrare le attività imprenditoriali del posto.
L’usura e le estorsioni, unitamente al traffico di stupefacenti, perpetrati in concorso con esponenti di organizzazioni camorristiche dell’hinterland vesuviano, risultano, in generale, le principali attività illecite condotte dalle restanti organizzazioni paganesi.
A Sarno è attivo il clan SERINO e si conferma la presenza di una propaggine del clan GRAZIANO (originario dell’avellinese), che risulta operativa anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano.
A Sant’Egidio del Monte Albino si registra una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. Lo storico clan SORRENTINO, la cui struttura organizzativa è stata fortemente minata dalle operazioni di polizia, continuerebbe a gestire le attività illecite sul territorio con l’ausilio di personaggi collegati alle organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore. A Scafati permane il clan LORETO-RIDOSSO, i cui vertici sono stati colpiti con l’operazione “Sarastra” 376, conclusa nel mese di luglio dalla D.I.A. di Salerno e dall’Arma dei Carabinieri con l’esecuzione di un fermo di indiziato di delitto nei confronti di quattro soggetti, responsabili di diverse estorsioni nei confronti di imprenditori del settore ortofrutticolo della zona. La collaborazione con la giustizia di uno dei maggiori esponenti del citato clan ha peraltro disvelato le connivenze dell’organizzazione con organi amministrativi locali377. Nella Valle dell’Irno, dove insistono i comuni di Baronissi, Fisciano, Lancusi, Mercato San Severino, Montoro e Solofra, interessati dalla presenza di importanti insediamenti commerciali, permane l’influenza del clan GENOVESE378. Oltre a quest’ultimo, a Mercato San Severino è attivo un gruppo promosso da un pregiudicato di Pagani che, attraverso sodali della zona, starebbe tentando di assumere il controllo delle attività estorsive e del traffico di stupefacenti. Per quanto concerne la Piana del Sele, nei comuni di Eboli, Battipaglia e Pontecagnano, storicamente soggetti all’egemonia del clan PECORARO-RENNA, la frattura realizzatasi in seno allo stesso ad opera di alcuni affiliati, aveva determinato la costituzione dei sodalizi TRIMARCO, FRAPPAOLO e GIFFONI. A Bellizzi il controllo delle attività illecite sarebbe mantenuto dal clan DE FEO, anch’esso nel tempo indebolito. Più di recente è emersa l’operatività criminale di nuove leve nel traffico degli stupefacenti, acquistati a Napoli e nel suo hinterland. Allo stesso tempo sempre grazie ad opera di giovani leve, è ripresa l’attività del clan PECORARO/RENNA.

ANALISI DEL FENOMENO CAMORRA - Alcune aree del territorio regionale campano continuano ad evidenziare uno scenario instabile e in costante trasformazione. La realtà criminale appare significativamente diversa da zona a zona, con riferimento alle strutture, agli obiettivi e al modus operandi dei singoli clan.
A Napoli e provincia, la presenza di un numero elevato di gruppi, privi di un vertice in grado di imporre strategie di lungo periodo, continua a determinare la transitorietà degli equilibri. Precarietà ed inconsistenza rappresentano, infatti, le caratteristiche dei gruppi emergenti, nonostante tra le loro fila militino soggetti provenienti da storici sodalizi, quali i GIULIANO e i MAZZARELLA di Napoli. Si conferma, inoltre, l’abbassamento dell’età degli affiliati e dei capi, con la trasformazione dei clan in “gang”, più pericolose per la sicurezza pubblica rispetto a quanto accadeva in passato, quando ogni gruppo era in grado di “mantenere l’ordine” sul proprio territorio, frenando ogni iniziativa estemporanea da parte di altri sodalizi. Molteplici sono le cause che hanno contribuito alla destabilizzazione di talune organizzazioni: le scissioni interne, l’incapacità di dotarsi di un apparato militare efficace e l’impossibilità di garantire mensilmente stipendi ad affiliati e famiglie dei detenuti. A tali motivazioni si associano altri due fattori esogeni: da un lato, le operazioni di polizia giudiziaria, con arresti, scoperta di covi, sequestri di beni; dall’altro, l’avvio di importanti collaborazioni giudiziarie. Sul piano organizzativo, al posto delle passate strutture criminali vanno quindi affermandosi nuove compagini, che agiscono con particolare violenza e sfrontatezza, spinte da un’esasperata mania di protagonismo, espressa anche attraverso
scorribande armate ed esplosioni di colpi di arma da fuoco (le cd. “stese”). I clan che operano soprattutto in alcune zone del Capoluogo – Sanità, Forcella, zona Mercato, Pianura, Soccavo, Ponticelli, San Giovanni, Barra – sembrano, peraltro, aver elaborato un’identità comunicativa collettiva per riconoscersi fra loro e diversificarsi, allo stesso tempo, dagli altri gruppi (barbe lunghe e folte, tatuaggi autoreferenziali di appartenenza ad un clan), per quanto la militanza all’interno di un sodalizio risulti comunque estremamente precaria. Ci si trova, così, di fronte a tanti piccoli “eserciti” senza una vera e propria “identità criminale”, che utilizzano la violenza come strumento di affermazione ed assoggettamento, ma anche di sfida verso gli avversari. Un importante indicatore di tale situazione di instabilità si rileva nell’elevato numero di episodi omicidiari, ferimenti ed atti intimidatori che confermano la persistenza di molteplici focolai in precise aree del capoluogo e nella immediata Provincia. Accanto a questa nuova fisionomia dei “moderni gruppi camorristici” sopravvivono alcuni clan della “passata tradizione criminale”, storicamente e saldamente radicati sul territorio, che continuano a preservare la propria forza attraverso le nuove generazioni, puntando su grossi traffici internazionali e investimenti finanziari. L’operazione “Cumani”, conclusasi nel mese di novembre con l’emissione di diverse misure di custodia cautelare e di cui si dirà più diffusamente nel paragrafo dedicato alla Provincia Settentrionale di Napoli, ha documentato la perdurante operatività della federazione criminale nota come “Alleanza di Secondigliano”, all’interno della quale un ruolo preminente è stato riconosciuto dagli altri sodalizi federati al gruppo MALLARDO. Come si legge nell’ordinanza, la specificità dell’“Alleanza di Secondigliano” sta: “nella compartecipazione occulta in società di varia tipologia e nelle capacità di queste nell’assumere un ruolo di preminenza in diversi mercati”, secondo un modus operandi che ha consentito a quell’aggregazione criminale di accumulare milioni di euro, parte dei quali oggetto di sequestro nell’ambito della citata operazione. Una delle fattispecie delittuose sicuramente più diffuse nell’area metropolitana è lo spaccio di sostanze stupefacenti, praticato quasi sempre da giovanissimi, per conto delle organizzazioni camorristiche. Le considerazioni fatte per la città di Napoli non possono essere estese tout court alla provincia, dove non si registrano situazioni di accesa fibrillazione. In particolare, l’operato dei sodalizi che agiscono nella provincia vesuviana - potenti e radicati nel territorio - non si caratterizza per la commissione di azioni eclatanti fatte di sparatorie ed agguati. L’agire sotto traccia consente loro di infiltrare, senza clamore, le amministrazioni comunali e l’imprenditoria locale, di gestire parte della grande distribuzione e di assumere una posizione dominante nel mercato della droga. Analoghe considerazioni valgono per i clan del casertano, dove gli assetti appaiono meno instabili in ragione di una ormai consolidata presenza di gruppi, tra cui i CASALESI, che nel tempo hanno dato vita a solide alleanze mettendosi al riparo da scontri tra fazioni e riuscendo, così, a mantenere il controllo del territorio, nonostante la cattura e la collaborazione con la Magistratura di elementi di vertice.
Passando ad analizzare i principali settori dell’illecito che alimentano, a fattor comune, i profitti dei clan camorristici, risultano preponderanti il traffico di sostanze stupefacenti, il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, le estorsioni, l’usura, la commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti e l’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici.
In tale ultimo contesto, un ruolo di primo piano è storicamente rivestito dai clan casertani dei CASALESI e dei BELFORTE e da alcuni sodalizi dell’area nord della provincia di Napoli (in primis NUVOLETTA-POLVERINO e MALLARDO), che oltre a instaurare rapporti di stretta connivenza con apparati politico-amministrativi locali, si sarebbero serviti anche di imprenditori compiacenti per l’acquisizione di commesse pubbliche. Si tratta di una frangia “malata” dell’imprenditoria che trae vantaggio da questo sistema illecito e che annienta ogni possibile concorrenza. Con particolare riferimento ai CASALESI, le informazioni fornite dai collaboratori di giustizia stanno contribuendo a delineare il complesso intreccio fra camorra, imprese e politica, per decenni alla base del potere economico-criminale del clan. Non è stato, infatti, infrequente - come accertato in atti giudiziari - che il legame con esponenti politici ed istituzionali si sia concretizzato nella candidatura di affiliati alle elezioni amministrative, peraltro reiteratamente eletti in diverse competizioni elettorali.
Le indagini confermano, inoltre, come la camorra non abbia “colore” politico: emblematiche le vicende relative ai ripetuti scioglimenti del Consiglio comunale di Marano di Napoli con maggioranze di diversa espressione politica. Stando ai dati diffusi nell’ultimo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2016”, la Campania si attesta poi come la Regione con il maggior numero di illeciti ambientali. Alla numerosità di tali reati si associano le evidenze raccolte nelle più recenti operazioni di polizia, che testimoniano anche una evoluzione della fisionomia dei reati ambientali, ormai strettamente connessi con i crimini in danno della salute pubblica.
Il 15 luglio 2016, la Corte d’Assise di Napoli ha condannato i principali imputati dell’operazione “Green”, per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti: tra questi, uno dei primi “colletti bianchi” emissario, per conto dei CASALESI, nel lucroso business dei rifiuti ed un ex sub commissario per l’emergenza rifiuti campana. Numerose sono state, poi, le attività di contrasto concluse nel semestre. Tra queste, un’indagine della Guardia di Finanza su Toscana e Campania, che si è conclusa, nel mese di settembre, con l’arresto di sei persone ed il sequestro di beni per 7 milioni di euro e di 80.000 tonnellate di rifiuti smaltiti in modo illegale. L’operazione ha consentito di accertare l’esistenza di una ramificata organizzazione criminale, composta da imprenditori operanti, principalmente, sul territorio toscano (nelle province di Pistoia, Lucca e Pisa) e titolari di aziende collegate con imprese dell’area campana, gravitanti nell’orbita dei clan dei CASALESI - gruppi SCHIAVONE e ZAGARIA. Recenti operazioni di servizio hanno inoltre documentato quanto, sempre i CASALESI, abbiano investito sull’agroalimentare, insinuandosi nelle compagini societarie delle aziende del settore, fino a prenderne il possesso. Altrettanto significative, in questo semestre, sono state le operazioni di contrasto alla falsificazione di banconote e documenti.
Il core business delle organizzazioni camorristiche resta comunque il traffico di sostanze stupefacenti: nel periodo di interesse sono state acquisite significative conferme delle consolidate relazioni affaristiche tra narcotrafficanti campani, siciliani286, calabresi287 e di nazionalità spagnola.
Come, infatti, più diffusamente si dirà nel paragrafo dedicato alle proiezioni estere, proprio in Spagna, precisamente a Palma di Maiorca, nel mese di ottobre la D.I.A. di Roma, in collaborazione con la Polizia Spagnola, ha localizzato un latitante campano, collegato ad ambienti di camorra, che aveva posto in essere un articolato sistema di frode fiscale attuato mediante un traffico di autovetture di grossa cilindrata provenienti dalla Germania. Si colgono, infatti, persistenti segnali di interessi della camorra oltre che in Spagna e in Germania, anche nei Paesi Bassi, a Malta e oltreoceano. Di questi Paesi, nel paragrafo dedicato alle proiezioni all’estero verrà fornito uno spaccato che attinge, oltre che alle risultanze del semestre, anche a fatti più risalenti nel tempo, nella prospettiva di offrire una visione il più possibile esaustiva e logicamente concatenata dei “comportamenti” criminali adottati oltre confine dalla camorra.

NAPOLI PROVINCIA NORD - Acerra, Afragola, Arzano, Caivano, Cardito, Casalnuovo, Casandrino, Casavatore, Casoria, Crispano, Frattamaggiore, Frattaminore, Giugliano in Campania, Grumo Nevano, Marano di Napoli, Melito, Mugnano di Napoli, Qualiano, Sant’Antimo, Villaricca, Volla.

La geografia criminale della provincia a nord di Napoli ha subito, nel corso del 2016, un sostanziale mutamento dovuto a fatti di sangue e ai numerosi arresti operati dalle Forze di Polizia. Il contesto criminale, peraltro interconnesso con quello casertano, si caratterizza per l’assenza di veri e propri centri decisionali e la contestuale presenza di un numero maggiore di aggregati criminali. La decapitazione dei vertici, così come nel centro cittadino, è intervenuta anche in questo contesto, determinando un vuoto di potere che, però, contrariamente a quanto accaduto nell’area napoletana, allo stato non ha dato luogo a caotiche dinamiche conflittuali. Le maggiori fonti di guadagno delle organizzazioni criminali continuano ad essere l’attività estorsiva, l’usura, il narcotraffico e la commercializzazione di prodotti contraffatti. A Melito di Napoli si conferma la presenza dell’organizzazione AMATO-PAGANO (proveniente dall’area di Secondigliano/ Scampia) che controlla il traffico di stupefacenti e le estorsioni. L’arresto, negli anni scorsi, del nipote di uno dei capi clan, divenuto reggente del gruppo, ha determinato una situazione di instabilità, provocando una spaccatura all’interno del sodalizio, probabilmente determinata da questioni attinenti alla gestione delle piazze di spaccio.
Proprio nei confronti di soggetti ritenuti contigui al clan AMATO-PAGANO, nel mese di settembre la Guardia di Finanza ha proceduto ad un sequestro328 di beni, che ha riguardato anche due opere del pittore Vincent Van Gogh, trafugate nel mese di dicembre del 2002 dal museo Van Gogh di Amsterdam - del valore di circa 100 milioni di dollari - e ritrovate in un locale di Castellammare di Stabia (NA). Il comune di Casavatore - commissariato a marzo del 2016 - a causa della vicinanza geografica con i quartieri napoletani di San Pietro a Patierno e con l’area di Secondigliano, continua a risentire dell’influenza dei sodalizi camorristici dell’area nord di Napoli, ma anche di gruppi orbitanti intorno al clan MOCCIA di Afragola. Il controllo delle piazze di spaccio sarebbe tuttora monopolizzato dal sodalizio napoletano VANELLA GRASSI. Altro gruppo operativo a Casavatore, prevalentemente dedito alla vendita di marijuana e hashish, è il clan FERONE.

Ad Arzano la gestione delle attività illecite farebbe capo ad un gruppo collegato alle famiglie AMATO-PAGANO, con base operativa nel “rione 167”. I comuni di Afragola, Caivano, Casoria, Cardito, Carditello, Frattamaggiore, Frattaminore e Crispano rimangono sotto l’influenza criminale di gruppi gravitanti nell’orbita del citato clan MOCCIA, che opererebbero in relativa autonomia. I MOCCIA sembrano aver ceduto a questi gruppi satellite a gestione diretta di reati quali estorsioni, contrabbando di sigarette, gioco clandestino, traffico e spaccio di stupefacenti, preferendo orientare le loro attività nel reinvestimento di capitali, per evitare il coinvolgimento in faide che potrebbero incidere sulla coesione del sodalizio. Va, tuttavia, evidenziato come iterritori in esame non siano immuni da uno stato di fibrillazione, in parte dovuto all’emersione di piccoli gruppi dal sottobosco della criminalità comune. I clan di Sant’Antimo (VERDE, PUCA , PETITO- ANUCCI-D’AGOSTINO-SILVESTRE ), Casandrino (MARRAZZO) e Grumo Nevano (AVERSANO) sono accomunati dall’assenza di capi carismatici, tutti detenuti; la reggenza è stata quindi affidata a personaggi di secondo piano, comunque in grado di mantenere il controllo del territorio.Nel comune di Giugliano in Campania permane il controllo egemonico della famiglia MALLARDO, nonostante l’assenzadei vertici, anche questi detenuti. Il sodalizio mantiene buoni rapporti con i clan di Villaricca e le famiglie NUVOLETTA e POLVERINO di Marano di Napoli. Conriferimento al sodalizio in parola, vale la pena di richiamare l’operazione “Cumani”, conclusa nel mese di novembre dalla D.I.A. di Napoli - coadiuvata dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza - che oltre all’arresto di quattro responsabili, ha permesso di meglio delineare la struttura delinquenziale del clan MALLARDO. Le investigazioni hanno, inoltre, evidenziato il ruolo di primo piano della moglie del capo clan e la forte capacità organizzativa del sodalizio in relazione a diversi settori, tra i quali spiccano quello della produzione e distribuzione del pane e quello dei supermercati. Dalle indagini è emerso anche come gli indagati avessero riciclato grosse somme di denaro tramite un noto gioielliere della città di Napoli, che le aveva reimpiegate nell’acquisto di oro e brillanti. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato eseguito un sequestro di beni per circa 14 milioni di euro. Con un’indagine conclusa dalla Guardia di Finanza nel mese di settembre è stato, invece, scoperto un giro di pensioni di invalidità false, gestito sempre dal clan MALLARDO, con il quale sarebbero stati sottratti all’Inps 9 milioni di euro. Il sistema era stato architettato dai vertici del clan con la finalità di sostenere economicamente gli affiliati e di supportare le attività del gruppo criminale attraverso l’incasso delle mensilità arretrate. Complici del sistema fraudolento anche tre funzionari del Comune di Giugliano in Campania. Per tali fatti sono state indagate 83 persone, di cui 33 destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare. Il clan in parola può contare su basi operative e logistiche a Napoli (quartieri Vasto - Arenaccia) grazie ai rapporti di decennale alleanza, nonché di affinità con iBOSTI e i CONTINI. Da ricordare come proprio quest’ultimi, assieme ai MALLARDO e al gruppo LICCIARDI (originario della Masseria Cardone di Napoli) avevano costituito, negli anni ’90, il cartello noto come “Alleanza di Secondigliano”, con un accordo che sarebbe tuttora valido.
Analoghi rapporti di cooperazione esistono tra i MALLARDO e i gruppi radicati nei limitrofi comuni di Qualiano e Villaricca, oltre che con la famiglia BIDOGNETTI originaria del casertano. Risulta, infine, consolidata la proiezione del clan fuori dal territorio regionale, finalizzata innanzitutto al reinvestimento di capitali in Toscana e nel Lazio, segnatamente a Roma. A Marano e nelle aree limitrofe sono operativi i sodalizi NUVOLETTA e POLVERINO, forti di una lunga storia criminale, una consolidata capacità economica e una notevole abilità imprenditoriale. Le attività illecite più caratterizzanti continuano ad essere il traffico di stupefacenti (importati attraverso la Spagna e l’Olanda) e le estorsioni, i cui proventi risultano sovente reimpiegati nella ristorazione e nell’edilizia. A fronte di un indebolimento strutturale del clan POLVERINO, seguito all’esecuzione di misure cautelari l’alleato gruppo NUVOLETTA ne avrebbe sostenuto il ruolo nella gestione deltraffico internazionale di stupefacenti. Sotto l’egemonia del cartello NUVOLETTA-POLVERINO agiscono diversi ed autonomi gruppi, quali la famiglia ORLANDO, dedita prevalentemente alla vendita degli stupefacenti ed alle estorsioni, con i vertici che farebbero parte del direttivo dei NUVOLETTA.

Altro sodalizio che opera in sinergia con il clan POLVERINO, specie nel settore degli stupefacenti, è la famiglia NETTUNO. Nella strategia del menzionato cartello notevole importanza rivestono le infiltrazioni nel tessuto istituzionale. al riguardo si richiama lo scioglimento del Consiglio Comunale di Marano, disposto con D.P.R. del 30 dicembre 2016, per condizionamento della criminalità organizzata. Si tratta del terzo scioglimento per camorra dal 1991, quando alla guida del Comune figurava una maggioranza di altra estrazione politica. A Melito e Mugnano di Napoli opera una propaggine del sodalizio partenopeo AMATO-PAGANO, facente capo alla famiglia RICCIO.
La cattura del vertice della famiglia RICCIO ed una serie di omicidi in pregiudizio di affiliati, ne hanno notevolmente ridimensionato l’operatività. Nel territorio di Acerra non si registrano sostanziali novità negli assetti criminali rispetto ai semestri precedenti. Nel comune sono presenti i DI BUONO e i GRANATA, tra cui si sarebbe instaurata una sorta di reciproca tolleranza, funzionale
alla gestione delle attività illecite. A Casalnuovo e Volla si conferma l’operatività dei cartelli REA-VENERUSO e PISCOPO-GALLUCCI, che si contendono la gestione ed il controllo delle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Sempre alta è la pressione estorsiva, come confermato dalle indagini dell’Arma dei Carabinieri che hanno portato all’arresto348 di tre esponenti del clan PISCOPO – GALLUCCI, per le estorsioni praticate nei confronti di una ditta impegnata in servizi cimiteriali.

NAPOLI PROVINCIA MERIDIONALE- San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, San Sebastiano al Vesuvio, Torre del Greco, Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase, Pompei, Castellammare di Stabia, Sant’Antonio Abate, Pimonte, Agerola, Penisola Sorrentina, Casola di Napoli, Lettere.


Il tessuto criminale in quest’area della provincia è oggetto di periodici assestamenti, conseguenti all’esecuzione di provvedimenti cautelari. I focolai di tensione che si registrano in talune zone risultano connessi alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti ed alle estorsioni, che rappresentano anche in questa porzione della provincia le principali fonti di finanziamento. Non si rilevano nuove dinamiche criminali nei territori di San Giorgio a Cremano e Portici, comune quest’ultimo dove si conferma l’egemonia del clan VOLLARO. Ad Ercolano - nota centrale di spaccio - operano, in contrasto tra loro, i due cartelli ASCIONE-PAPALE e BIRRA-IACOMINO. I ripetuti provvedimenti cautelari che li hanno riguardati - fondati anche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, già inseriti a livello apicale nelle rispettive scale gerarchiche – non sembrano aver tuttavia prodotto una significativa contrazione dell’attività estorsiva e di spaccio, anche in ragione della repentina sostituzione dei boss detenuti350. Un’analoga situazione si riscontra a Torre del Greco, dove la famiglia FALANGA conserva la propria forza di intimidazione. Da un’indagine conclusa dall’Arma dei Carabinieri nel mese di ottobre 2016 è emersa una netta sovrapposizione tra i FALANGA e gli ASCIONE-PAPALE (alcuni componenti del sodalizio di Ercolano risiedono sul territorio torrese) della gestione delle piazze di spaccio, in ragione di un accordo funzionale alla spartizione condivisa degli affari illeciti su Torre del Greco. Nell’ambito della stessa attività è stata accertata anche un’estorsione ai danni di una società napoletana di video-lottery, costretta all’istallazione delle slot machine in un centro scommesse. Proseguendo, nel comprensorio di Torre Annunziata si conferma l’operatività dei contrapposti sodalizi GIONTA (i Valentini) e GALLO (i Cavalieri) e delle famiglie VENDITTO (i Bicchierini), TAMARISCO (i Nardiello) e CHIERCHIA (i Fransua, alleati dei GIONTA). Le attività criminali prevalenti sono, anche in questo caso, le estorsioni e il traffico di stupefacenti, trattandosi di un’area di snodo per l’approvvigionamento della droga. Lo stato di detenzione dei vertici dei clan storici, con la conseguente esigenza di rimodulare l’organizzazione, avrebbe favorito l’emersione di nuovi gruppi. Nel corso dell’anno si è registrato, infatti, il tentativo di radicarsi sul territorio da parte di un sodalizio facente capo alla famiglia PERNA, composto da giovanissimi fuoriusciti dei GIONTA, autoproclamatosi “Terzo Sistema”. Questa iniziativa sarebbe alla base di una situazione di fibrillazione con l’ex clan di appartenenza, che mal tollerava la presenza di un’ulteriore consorteria i cui componenti agivano in autonomia, spendendo tuttavia il nome dei GIONTA a fini intimidatori. Ad allentare lo stato di tensione hanno contribuito gli arresti dei vertici del gruppo PERNA355, avvenuti nel mese di luglio. Un altro sodalizio, originario del Rione Provolera (roccaforte dei CHIERCHIA) si sarebbe fatto spazio a Torre Annunziata, con metodi estremamente violenti, arruolando malviventi generalmente dediti a crimini minori356. Un provvedimento cautelare del mese di novembre ha invece confermato la “specializzazione” nel traffico di droga del gruppo TAMARISCO. L’ordinanza ha riguardato un traffico internazionale di cocaina, in concorso con una compagine criminale collegata alla ‘ndrangheta jonico-reggina (PELLE-VOTTARI di San Luca) con la quale i TAMARISCO avrebbero stipulato un accordo per l’acquisto di partite di cocaina destinate al mercato partenopeo.
Nel comune di Boscoreale permane la presenza dei sodalizi ANNUNZIATA-AQUINO, VISCIANO e PESACANE e GALLOLIMELLI- VANGONE. A Castellammare di Stabia, la detenzione di alcuni esponenti di vertice della famiglia D’ALESSANDRO, organizzazione da decenni egemone nel territorio cittadino, avrebbe determinato il passaggio di consegne ad altri membri della stessa. Collegato ai D’ALESSANDRO è il gruppo IMPARATO del Rione Savorito, dedito in particolare allo spaccio di stupefacenti. Nel comune di Castellammare è presente anche il clan CESARANO, ridimensionato da inchieste e da arresti eccellenti, ma ancora fortemente radicato nel territorio e in grado di gestire le attività illecite sia nella parte periferica di Castellammare, al confine con Marano, sia a Pompei. Nel mese di dicembre è stato tratto in arresto il reggente del clan, unitamente ad altri affiliati di rilievo ed a membri del sodalizio salernitano RIDOSSO-LORETO. A Gragnano e Pimonte si rileva la presenza del clan DI MARTINO, legato ai D’ALESSANDRO, dedito alle estorsioni ed allo spaccio di stupefacenti. A seguito della scarcerazione di un elemento di spicco del disciolto clan IMPARATO (altro gruppo rispetto a quello sopra citato), si sarebbe costituito, sotto la sua guida, un nuovo sodalizio, operante nei comuni di Pimonte e Agerola, a prevalente carattere familiare.

NAPOLI PROVINCIA ORIENTALE- Area Nolana ed Area Vesuviana Nola, Saviano, Piazzolla di Nola, Marigliano, Scisciano, Liveri, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, San Paolo Belsito, Brusciano San Vitaliano, Cimitile, Mariglianella, Castello di Cisterna, Pomigliano d’Arco, Cicciano, Roccarainola, Somma Vesuviana, Cercola, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia.

Nell’area nolana, dopo il forte ridimensionamento di clan in passato radicati sul territorio, quali il gruppo RUSSO, nessun sodalizio sarebbe riuscito ad assumere una posizione di predominio, nonostante i tentativi posti in essere, intal senso, sia da parte di vecchi esponenti dei RUSSO, sia di gruppi avellinesi, come la famiglia CAVA. Quest’ultima risulta attiva nei comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola tramite il gruppo SANGERMANO, sodalizio capeggiato dai nipoti del capostipite dei CAVA. Nell’area vesuviana non si registrano significativi mutamenti negli equilibri criminali e permane immutata la leadership del clan FABBROCINO di San Giuseppe Vesuviano. Proprio nei confronti di un affiliato al citato clan, la D.I.A. di Napoli ha eseguito, nel mese di luglio, in località San Gennariello di Ottaviano (NA), il sequestro359 di un complesso immobiliare del valore di un milione di euro. Proseguendo nella descrizione delle dinamiche criminali dell’area, a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno si conferma la presenza della famiglia BATTI, dedita prevalentemente allo spaccio di stupefacenti, alle rapine e alle estorsioni. A Poggiomarino e Striano, la guida del locale sodalizio GIUGLIANO è affidata alla moglie del capo clan, attualmente detenuto. Nel territorio di Somma Vesuviana risultano operativi esponenti di gruppi criminali dell’area orientale di Napoli e, sebbene fortemente destabilizzate, due distinte organizzazioni tra loro contrapposte: i clan D’AVINO e ANASTASIO. Il gruppo CASTALDO risulta, invece, presente a Marigliano e Castello di Cisterna, comune dove opera anche la famiglia IANUALE. Nell’area orientale vesuviana, in particolare a Pollena Trocchia, si registra l’operatività dei clan PISCOPO e ARLISTICO.

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