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Istat: Italia sempre più vecchia minata da diseguaglianze sociali, rischio isolamento

16 Maggio 2018 Author :  

Una popolazione sempre più anziana e a rischio isolamento, un'Italia minata da diseguaglianze sociali, economiche e culturali dove tuttavia un punto di equilibrio, un'ancora di salvataggio, può essere rappresentata dai sistemi di relazioni, dalle reti, in grado di dare prospettive innovative e positive alla società italiana. E' la fotografia scattata dal Rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del Paese, presentato oggi dal presidente Giorgio Alleva a Montecitorio. All'evento è intervenuto il presidente della Camera Roberto Fico e hanno partecipato, tra gli altri, il ministro uscente delle Infrastrutture Graziano Delrio e il vicepresidente della Camera Ettore Rosato. "L'assottigliarsi delle reti può comportare, dal punto di vista degli individui, un maggiore rischio di isolamento - ha affermato Alleva - sotto due diversi versanti: uno demografico, che riguarda soprattutto la popolazione anziana e uno territoriale, che fa riferimento alla minore presenza antropica in alcune zone del Paese". "Queste sfide però - ha proseguito - non devono spaventare. Dal Rapporto emerge chiaramente il valore per le persone dell'appartenenza a più reti, al di là di quella di parentela, con un ruolo sempre più rilevante della rete elettiva, sia nel sostegno e nella risposta ai propri bisogni e necessità, sia per lo sviluppo dei propri interessi e l'arricchimento culturale". D'altra parte emerge con massima evidenza che l'Italia è un paese 'vecchio', il secondo al mondo, con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani al 1° gennaio 2018. Dal 2015 l'Italia è entrata in una fase di declino demografico che ha portato la popolazione a 60,5 milioni di residenti con un'incidenza della popolazione straniera dell'8,4% (5,6 milioni). Inoltre, per il nono anno consecutivo le nascite registrano una ulteriore diminuzione: nel 2017 ne sono state stimate 464 mila, il 2% in meno rispetto all'anno precedente, un nuovo minimo storico. E, come se non bastasse, si diventa genitori sempre più tardi. Considerando le donne, l'età media alla nascita del primo figlio è di 31 anni nel 2016, in continuo aumento dal 1980 (quando era di 26 anni). La popolazione totale diminuisce per il terzo anno consecutivo, di quasi 100 mila persone rispetto all'anno precedente. Si accentua contemporaneamente l'invecchiamento della popolazione: l'Italia è da tempo tra i paesi più longevi al mondo. Secondo le stime riferite al 2017, la speranza di vita alla nascita ha raggiunto 80,6 anni per gli uomini e 84,9 per le donne. Sul totale della popolazione, il valore più elevato si registra nella provincia di Firenze (84,1 anni), seguita dalla provincia autonoma di Trento (83,8 anni). Il valore minimo è invece rilevato nelle province di Napoli e Caserta (per entrambe 80,7 anni). Il quadro delinato dall'Istat ha evidenziato profonde diseguaglianze, un aspetto su cui si è soffermato Roberto Fico nel suo intervento definendo "assai significativi" due dati contenuti nell'analisi: "quando sono presentii, le reti producono effetti positivi, quando vengono a mancare producono disparità e diseguaglianze. Il secondo è che le reti di servizi sociali, dal punto di vista della spesa, registrano una persistente cesura fra Centro-Nord e Mezzogiorno, oltre a uno svantaggio per i comuni più piccoli". Nel 2015, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio sanitario nazionale, ammonta a circa 7 miliardi di euro, lo 0,4% del Pil. Il 40% delle risorse è destinato ai servizi e ai contributi per le famiglie con figli, un quarto della spesa è destinata ai disabili, circa il 20% agli anziani; quote inferiori sono rivolte al contrasto alla povertà e all'esclusione sociale (7,0%), alla gestione degli immigrati (4,2) e al contrasto alle dipendenze (0,4). Nel Rapporto si segnalano anche notevoli differenze territoriali sotto il profilo della produttività, con "due 'sentieri' che da Milano vanno rispettivamente attraverso il Veneto verso il confine orientale e lungo la via Emilia" segnalando la presenza di "cluster a bassa produttività nelle regioni nord-occidentali e la presenza di diverse enclave ad alta produttività nel Mezzogiorno". Laddove il Nord Est appare sempre più "decisivo nell'orientare le scelte produttive dell'economia italiana" spiega l'istituto.

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